Presenza: essere liberi e indipendenti dal tempo psicologico (passato e futuro). Si ottiene concentrando la nostra attenzione pienamente e completamente sul momento presente, su quello che viviamo nel qui e ora. Questo è inevitabile per tutti, in quanto è l’unico modo di riconoscere che noi siamo più della nostra storia personale. Un cancello si apre per noi, per farci vedere un mondo libero di forme e figure al di là del mondo che conosciamo come reale.

Ramana Maharshi afferma che la presenza è il primo passo verso rivelazione reale che egli definisce come Sé.

In presenza: interpretazione di Echarth Tolle: “E’ l’Io stesso, la coscienza del corpo, che è stata eliminata dalla maggior parte delle identificazioni. Questa è, tuttavia, solo una pseudo-presenza, in quanto è soggetta a modifiche. Essa scompare nello stato di sonno profondo, quando non c’è presenza. Riemerge quando si è svegli  e svanisce quando si è addormentati”.

Questa pseudo-presenza è la nostra soggettività (sono), che è orientata su un oggetto che appare nel tempo presente (es il nostro corpo e l’identificazione con esso). Questa pseudo-presenza è la chiave per la presenza. Maharshi ritiene che sia possibile raggiungere la presenza solo attraverso la ricerca di noi stessi.

Cosa vuol dire ricercare noi stessi? La ricerca di noi stessi significa che dobbiamo distogliere la nostra attenzione dall’oggettività e vedere oltre quello che conosciamo.

 

La fonte è la presenza in sé, la coscienza assoluta. Io sono il tutto e il tutto è dentro di me!

Vivere la presenza non è una cosa statica, bensì si tratta di un processo in continua evoluzione. La presenza, che emerge nel momento presente come descritto da Eckhart Tolle, è solo il primo passo. Durante il processo, c’è un momento critico, cioè quando l’Io tende ad interferire suggerendo che l’obiettivo è stato raggiunto. Io sono qui, io sono presente, mi sono elevato al di sopra delle forme. Tale presenza è, tuttavia, solo un cancello. Dobbiamo passarlo per raggiungere la presenza reale.

Quando arriviamo a riconoscere questo come il nostro vero stato, non importa più se la nostra presenza è a conoscenza del mondo esterno o gira verso l’interno. Questo approccio concettuale appare poco chiaro solo se si cerca di comprenderlo attraverso il nostro stato attuale di coscienza.

Al fine poter interiorizzare pienamente la presenza, per prima cosa abbiamo bisogno di risvegliare la nostra parte più profonda.

via Anahera

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